DIRITTI E OCCUPAZIONE CENTRALI PER IL NUOVO CONTRATTO DI LAVORO

Il documento dell’Associazione lombarda dei giornalisti sul rinnovo del contratto nazionale di lavoro

newspapers-444449_1920La centralità delle redazioni, la creazione di nuova occupazione, un maggiore protagonismo delle redazioni nei processi di innovazione, la difesa dei diritti e la valorizzazione dei redditi: devono essere questi i capisaldi della trattativa che il sindacato dei giornalisti sta affrontando al tavolo con la Fieg per il rinnovo del Contratto nazionale di lavoro, scaduto lo scorso marzo e prorogato fino al 30 settembre.
Gli editori ormai da anni cercano di contrastare la crisi non con uno scenario di ampio respiro e con una visione nuova sullo sviluppo dei prodotti e della professione giornalistica, ma sempre e solo con tagli al costo del lavoro e agli investimenti. Anche stavolta, hanno reiterato una serie di richieste – le stesse che portano avanti da anni – che mirano a smantellare il contratto, ridurre i diritti acquisiti e demandare il più possibile alle contrattazioni aziendali nella speranza di indebolire il sistema e ottenere sempre di più a costi sempre più bassi.
Questi tentativi vanno respinti con fermezza, dicendo NO alle richieste presentate dalla Fieg, alcune delle quali suonano come vere provocazioni, quali, per esempio, una nuova revisione degli scatti di anzianità, la modifica dell’istituto delle ferie e il taglio dei permessi straordinari, la modifica dell’istituto della malattia, al taglio delle maggiorazioni sul lavoro domenicale, alla gestione autonoma e aziendale degli orari di lavoro, alla licenziabilità dei capiredattori, all’attacco continuo al ruolo e all’autonomia dei comitati di redazione.
Non è con questi interventi che il nostro settore potrà riemergere dalla crisi di sistema che lo ha colpito. Giornali, televisioni, emittenti radiofoniche, periodici, uffici stampa, editoria on-line, per il loro futuro non hanno che una possibilità: puntare sul ruolo e sulla professionalità dei loro giornalisti, guardando ai cambiamenti di un mondo in continua evoluzione.
Un accordo con gli editori non può dunque che passare attraverso il rilancio dell’occupazione, l’impegno a progetti editoriali innovativi e sostenibili, creando nuovi posti con l’obiettivo di valorizzare il lavoro subordinato.
Il sindacato deve pertanto basare la trattativa contrattuale sull’individuazione di modalità e percorsi di ingresso verso l’occupazione stabile, arginando il precariato sempre più diffuso tra i giornalisti. Dunque sì all’inclusione nel contratto, alla stabilizzazione di un numero sempre crescente di collaboratori e a maggiori tutele per i free lance: giornalisti che hanno meno tutele ma che rivestono un ruolo chiave nella catena produttiva di una testata.
Con l’Inpgi, andranno analizzate tutte le possibilità per favorire nuove assunzioni nelle redazioni.
Attraverso il contratto, bisogna anche governare e coordinare il processo di evoluzione tecnologico e multimediale del lavoro giornalistico. Questo può avvenire sia attraverso il riconoscimento di qualifiche e mansioni nuove, sia attraverso la condivisione di percorsi formativi capaci di valorizzare anche la crescita delle professionalità oggi presenti nelle strutture editoriali organizzate.
La rinnovazione contrattuale, infine, dovrà essere un’opportunità perché Fnsi e Fieg possano agire congiuntamente nelle sedi istituzionali e politiche a favore di iniziative di sostegno alla formazione professionalizzante dei giornalisti.
Diviene anche fondamentale avviare una iniziativa a livello politico per rivedere le quote di distribuzione della raccolta pubblicitaria e per definire i criteri della cosiddetta “Google Tax” i cui proventi dovranno essere ridistribuiti a sostegno dell’informazione di qualità.
La valorizzazione della professione deve passare inoltre da un recupero del reddito e da un rafforzamento del welfare di categoria, visto che da anni ormai l’effettiva tenuta salariale della categoria sta diminuendo, specialmente per le generazioni più giovani. Mettendo a rischio anche – a lungo termine – la capacità della professione di attrarre i ragazzi più preparati, con grave rischio per l’autonomia e la qualità dell’informazione.