Cronaca nera, cronisti e forze dell’ordine. Equilibrio, correttezza ed esigenze dell’informazione

MP9_5147Il rapporto tra giornalisti e forze dell’ordine è stato al centro del seminario “La comunicazione nei fatti di cronaca: linee guida delle istituzioni, diritto e dovere di informare” che si è tenuto lunedì 25 gennaio all’auditorium Gaber di Palazzo Pirelli. Un evento molto partecipato e sentito dalla categoria, quotidianamente alle prese con le problematiche di un’informazione in rapidissimo mutamento.

L’incontro, organizzato dagli inviati Enrico Fedocci e Davide Loreti, e dalla Struttura stampa del Consiglio regionale della Lombardia, è stato sostenuto e promosso dall’Unci lombardo e dall’Odg, che si sono confrontati con i principali addetti stampa e responsabili delle relazioni esterne delle istituzioni che sovraintendono la pubblica sicurezza e il soccorso. D’eccezione il parterre istituzionale: presenti il Questore di Milano, Luigi Savina, il Comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Canio Giuseppe La Gala, il Comandante provinciale della GdF, generale Paolo Kalenda, il Comandante della Polizia locale, Tullio Mastrangelo. C’erano anche il presidente dell’Unione cronisti della Lombardia, Cesare Giuzzi, il direttore di News Mediaset, Rosanna Ragusa, e l’avvocato Carlo Melzi D’Eril.

MP9_4995Nella seconda parte, dove lo scambio sulle problematiche è stato più serrato ed è entrato nel merito della questione, hanno parlato i responsabili dei rapporti con la stampa: il maggiore dei carabinieri Paolo Saliani, il vice questore aggiunto Magica Palmisano, il colonnello della GdF Arturo Tacconi, la dott.ssa Cristina Corbetta del 118. E per i giornalisti Fabrizio Cassinelli e Massimiliano Saggese.

Se i responsabili istituzionali delle varie componenti della sicurezza hanno illustrato il ruolo e i compiti delle proprie organizzazioni, i delegati alle relazioni con la stampa hanno fatto presente la delicatezza di un rapporto che deve ogni giorno contemperare la necessità di informare i cittadini con quello di salvaguardare le MP9_5013indagini e la privacy di vittime e persone coinvolte nei fatti di cronaca. I giornalisti, dal canto loro, hanno fatto presente come la privacy e il segreto istruttorio siano indiscutibilmente questioni da tutelare ma ai quali troppo spesso ci si appella per fornire un’informazione intempestiva o parziale che non può proprio sussistere in un mondo “dove ogni persona dotata di uno MP9_4986smartphone – ha detto Fabrizio Cassinelli – diventa di fatto un device ambulante e un distributore di informazioni e notizie sic et simpliciter e senza adeguati filtri (e costi). E dove è necessario trovare – ha aggiunto – un nuovo punto di equilibrio tra media e istituzioni alla luce dei grandi cambiamenti dell’informazione, rimodulando diritti e doveri di chi informa, a tutti i livelli, adeguandoli a tempi ed esigenze”.

MP9_5002I cronisti hanno fatto notare come “notizie date con ingiustificabile ritardo, parziali, con particolari determinanti sottaciuti, negate ai colleghi che le hanno sapute in via confidenziale, comunicati e conferenze con dati errati o imprecisi (di cui poi noi finiamo per diventare responsabili), talvolta convocate con l’ardire di fornire resoconti senza rispondere a domande, uffici stampa che invece di facilitare il lavoro del cronista spesso si frappongoMP9_5018no tra il cronista e le fonti per impedire sistematicamente il contatto tra essi, disposizioni che relegano i colleghi sempre più lontani dagli uffici operativi, se non dalle sale stampa, fino ad arrivare ai casi più gravi come perquisizioni domiciliari e provvedimenti giudiziari, efficacissimi per ‘dare una lezione’ a chi ha osato contrapporsi ‘all’ordine costituito’, ebbene, tutto questo non è accettabile nella Lombardia del 2016″.

MP9_5135Nel corso del convegno è stato anche richiamato il ruolo centrale dei giornalisti come “controllori del potere” a cui però corrisponde, paradossalmente, una mancanza di norme specifiche in merito. Anche sul fronte interno sono state mosse critiche all’organizzazione del lavoro giornalistico, nel cui ingranaggio sempre più spesso il collega non è tutelato fino al punto da dover lottare a suo rischio e pericolo per ogni forma di deontologia che volesse applicare. E l’Unci, condividendo le critiche mosse ai vertici delle redazioni, ha rinnovato il suo appello ai colleghi a dare forza alla categoria, iscriMP9_5043vendosi all’Unci che è un organismo apartitico, pronto a sostenerli anche laddove i capi e le aziende giornalistiche non lo facessero. In questo senso ci si è dati appuntamento a un successivo seminario, e a ulteriori forme di incontro, nella speranza di tenere vivo un confronto critico ma sereno e costruttivo tra realtà che hanno tutte l’interesse e il dovere di ottimizzare il loro modo di relazionarsi. L’Unci della Lombardia, tramite il suo ‘Tavolo di lavoro cronisti-informazioni’ persegue questo compito e invita tutti i colleghi a contribuire. Ricordando che ‘la forza dell’Unci è anche la nostra forza di tutti’.

 

PS: a seguire diffonderemo anche alcune osservazioni delle istituzioni intervenute, che gentilmente ci sono state riassunte e fornite, come materiale di riflessione.

Fotografie MoiraPerruso/Unci